"Bel -Ami" di Guy de Maupassant
Parole e immagini
Guy de Maupassant
Il mondo della letteratura è un universo infinito e variegato, nel quale si dibattono migliaia di voci, alcune nette, altre indistinte, ognuna portatrice, però, di un proprio messaggio personale più o meno originale e interessante. Ogni libro contiene la chiave dei piccoli mondi solitari di chi li scrive, specchio di pensieri meditati e espressi, di modi di vivere e anime in tumulto. Ci sono autori semplici, immediati e piacevoli, il cui tono agile e leggero carezza le anime e sorprende i sensi; ce ne sono altri meno semplici ma più incisivi, che trascinano lo scettico lettore in esperienze di impareggiabile intensità. Ve ne sono anche di un altro tipo, però. Autori la cui anima non si svela al primo assaggio, uomini schivi, sfuggenti nella vita e nell’arte. Essi vanno avvicinati con la loro stessa circospezione, lentamente assaporati, lungamente meditati. I loro scritti lasciano storditi, estasiati, sopraffatti da un senso vago e indefinibile di tristezza… Ma quanto sono irresistibili!
Guy de Maupassant (1850-1893) è certamente stato un uomo di questo genere e i suoi romanzi ne recano un’impronta indelebile, vergata col fuoco e le ceneri di una irrequieta e logorante riflessione sulla società e sui suoi tempi, lento e triste travaglio che gli costò la salute mentale. Abilissimo narratore della più brillante scuola balzachiana e dai toni freddamente realisti alla Flaubert, peraltro suo mentore artistico, i suoi lunghi romanzi ipnotizzano, conquistano e lasciano senza parole. Quanta amarezza, quanto grave pessimismo aleggia però su quelle pagine! Quanto poco straordinari eppure affascinanti i suoi personaggi! E questo “Bel-Ami”, alias Georges Duroy, il suo personaggio più celebre, con quale distacco e crudeltà getta il suo sguardo sulle strade di Parigi! Al sicuro nella fortezza di mediocrità che ha eretto attorno a sé, Georges Duroy, figlio di contadini, è un piccolo arrampicatore sociale, un insetto detestabile e molesto, sufficientemente furbo e abile dissimulatore. Il suo è un sonno dell’anima, ogni giorno egli opera una volontaria e sistematica soppressione dei sentimenti vagamente umani che sfiorano la sua coscienza, in favore della più pericolosa insensibilità e banalità di pensiero. Un antieroe dei più scadenti, questo Duroy, non realmente malvagio o immorale, non particolarmente furbo o intelligente, semplicemente un freddo calcolatore disposto a tutto pur di arrivare ad occupare un posto nella società.
E davvero tutto gli riesce facile e in poco tempo, il suo misero successo arriva con la più sfacciata naturalezza, come se fosse già scritto, come se fosse legge ineluttabile.
Bel-Ami (1885) è un’intrigante e irresistibile sfilata di vanità e egoismi, in esso si assiste ad un consapevole e beffardo trionfo della volgarità, di astuzie ridicole e di second’ordine, di scialbi moralismi borghesi e basse manovre politiche e da salotto. E dietro questa decadente parata s’intravede chiaramente la fredda mano di Maupassant, un uomo che intuisce ma non vuole credere, preferendo lo scetticismo alla fede in un ideale, il disgusto del mondo alla riflessione, la disperata rassegnazione alla speranza. Come un abile e compiaciuto burattinaio, egli muove i suoi personaggi gettandoli con disprezzo e noncuranza nei salotti come nelle alcove, nei lussuosi boulevard come nei locali più malfamati. Impietoso creatore, disilluso e fine poeta della decadenza, Maupassant non risparmia nulla e nessuno nei suoi buffi e tragici ritratti di vita, tutto sembra appiattirsi sotto il peso soffocante di una mediocrità senza fine. Nessuna passione positiva interviene nei cuori inariditi, non un carattere migliore degli altri, né simpatie manifeste verso qualcosa o qualcuno: questo autore sembra prendersi gioco di tutto dall’alto della sua consapevolezza, ridendo della bassezza e brutalità degli uomini e della fatuità delle donne di cui essi si servono indisturbati.
Ma la forza straordinaria dei suoi romanzi e di Bel-Ami in particolare, risiede proprio in questa acuta e lucida analisi d’attualità, questa impietosa messa a nudo dei più bassi meccanismi del potere. Un’ironica e per questo molto più amara constatazione di quanto mediocre possa essere l’uomo moderno e quanto sciocca e vuota la società in cui esso si muove, che gli permette infine di trionfare e di essere perfino un modello da seguire. Tutt’altro che un libro del suo tempo allora, Bel-Ami, validissimo e veritiero ritratto di un mondo ancora tristemente attuale.
The private affairs of Bel-Ami
Regia: Albert Lewin
Anno: 1947
Paese: Usa
Sceneggiatura: Albert Lewin
Cast: George Sanders (George Duroy/Bel-Ami), Angela Lansbury (Clotilde de Marelle), Ann Dvorak (Madeleine Forestier), John Carradine (Charles Forestier), Hugo Haas (M. Walter), Katherine Emery(Mme Walter), Albert Bassermann (jaques Rival).