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George Sand
Fra tutte le illustri storie d’amore del passato, ve n’è una in particolare che per molto tempo vibrò sulle corde di molti cuori, facendosi ricordare ovunque da uomini e donne. Questa storia è, però, caduta di questi tempi in un misero stato di oblìo, a causa dell’impoverimento subìto dall’immaginazione e dai suoi modelli contemporanei. Di seguito, vorrei, quindi,  dare un mio breve omaggio a queste due anime ardenti e sfortunate, volendo mantenere ancora vivo il ricordo di loro e delle emozioni che hanno suscitato con le loro vite.
Venezia, 1834.
Due cuori, due illustri rappresentanti di un periodo tragico e appassionato, due spiriti incompatibili, ma destinati ad unirsi solo per un breve istante in un amore crudele e sublime, infiammando per anni le discussioni nei salotti mondani di Parigi. Due figli del secolo, il loro fu un periodo convulso e amaro. La loro generazione vagava per le strade senza più ideali, vuoti come ombre di tempi andati, accesi ma subito dopo delusi da grandi promesse e uomini decaduti. Essi erano, tuttavia, dei folli romantici: si erano esaltati con gli eroici modelli d’oltremanica e avevano accolto ben volentieri quello spirito d’inquieta rivolta che da anni serpeggiava nei quattro angoli d’Europa.
Lui, Alfred de Musset(1810-1857), triste poeta dalle spettrali visioni, biondo angelo dagli occhi di ghiaccio ma dal cuore ardente. Fin dalla tenera età accesi contrasti ne dilaniavano l’anima, attraversata da un duplice brivido. Da una parte stava quieto il fanciullo-poeta (chiamato Celio in un’opera teatrale), allegro e elegante, teneramente sensibile alle gioie dalla vita e dell’amore. Nell’angolo opposto però, sovente si risvegliava in Alfred un oscuro demone (al quale il poeta diede il nome di Octave) che ne consumava anima e corpo con cruenti eccessi di violenza e crudeltà, portando con sé il terribile spettro della follia a tormentare le notti del giovane. Il “dandy” di Francia, autore di raffinatissime poesie e drammi teatrali, combatteva ogni giorno una dura battaglia per annientare il suo mostro personale; battaglia che, purtroppo, finirà per consumare tutte le sue energie e condurlo verso il baratro.
George Sand ritratta da Musset
 
Lei, George Sand(1804-1876), nome d’arte dietro il quale si celava Aurore Dupin, fu una brillante e prolifica romanziera,  fuggita a gambe levate da un soffocante e monotono matrimonio per approdare nei più intriganti salotti letterari della capitale. Matrona libertina e liberale dai mille buoni sentimenti materni, George amava creare rumore e proseliti fumando sigari e vestendosi da uomo. Incostante e turbolenta, ancor di più ella amava collezionare avventure galanti con giovani artisti, finendo irrimediabilmente per compatirli e consolarli con il suo istinto materno. Essi venivano, infine, abilmente scaricati e trasformati in materia per i suoi romanzi. 
Il loro, un incontro combinato, una cena galeotta, due sguardi che s’incontrano e s’infiammano. Una bruciante passione, un amore lirico li legò nei primi mesi d’idillio, non senza l’ombra di Octave ad insinuare oscuri presagi in alcuni fugaci momenti. Essi decisero di partire per visitare la romantica Venezia, ma il rigido inverno italiano costrinse ambedue gli amanti, prima George poi Alfred, a giacere a letto malati. La malattia di George risvegliò, però, il segreto demone di Alfred, il tedio s’impossessò di lui rendendolo crudele e insofferente. Il dramma si consumò fino a raggiungere il parossismo quando fu il turno del poeta: un atroce sospetto, un biglietto strappato, una tazza da tè dalla quale bevvero in due, e la follia si scatenò feroce in quella camera d’albergo. Infine la terribile scoperta: George aveva un amante mentre Alfred delirava di febbre.Violente scenate e spaventosi eccessi avvelenarono il loro amore, consumato in un susseguirsi di oscene liti, disperati  inseguimenti per la città e liriche riconciliazioni. Amaramente autoconvinto della propria funesta colpa, Alfred s’immolò sull’altare della stoica rinuncia, lasciando i due nuovi amanti al loro destino e tornando da solo in Francia. I due s’illusero d’aver tramutato quel fatale sentimento in lirica e sincera amicizia, ma la passione li vinse ancora, e ancora, e ancora in un delirio che li sospinse fino al pensiero di suicidio e investì di clamore tutta la capitale letteraria. Sull’orlo del precipizio, furono entrambi abbastanza saggi da apporre l’ultima parola in tempo.


Finì davvero tutto? Entrambi ne uscirono sconfitti e sanguinanti, ma, mentre George era ormai pronta a lasciarsi tutto alle spalle e dedicarsi a se stessa e ai suoi figli; Alfred, il più sensibile dei due, conservò e venerò per sempre nel cuore l’immagine della sua conturbante amante, “la più amata delle donne”, e fu sempre ossessionato da quegli occhi neri che continuava a vedere dappertutto.
Qualche anno dopo, egli la scorse di sfuggita tra la gente, lasciandoci Souvenir (Ricordo), un sublime e struggente richiamo a quel tempo perduto in cui egli amò, riamato. Quel tempo vivrà per sempre perché eterno è il vero sentimento.
Perché così appassionatamente ricordati? Essi erano due spiriti che avevano incarnato senza vie di mezzo quei lirici e funesti ideali romantici, ottusamente incapaci di accettare le gioie di un amore placido e sereno, come testimonieranno le loro seguenti esperienze. Avevano fatto della loro vita un doloroso poema, vivendone disperatamente ogni singola parola, distruggendosi consapevolmente contro il punto finale.
…Quando la letteratura diventa vita reale.
“Mi dico solamente: ‘In quell’ora, in quel luogo, un giorno, io fui amato, amai, lei era bella.’ Nascondo questo tesoro nella mia anima immortale, e lo consegno a Dio!”.
Da Souvenir, 1841 .
…Quando la vita reale si trasforma in sublime letteratura…
Raramente altra storia d’amore è ricordata con più fervore e partecipazione emotiva come quella di Alfred de Musset e George Sand. Sul loro soggiorno veneziano furono versati mari d’inchiostro e generata un’interminabile disputa combattuta a colpi di libri, saggi, trattati, diari; alcuni intriganti e a favore dell’uno o dell’altra, altri più obiettivi.
Ma loro, i due sventurati protagonisti, cosa ci hanno lasciato del terribile amore che li avvinse? Una struggente corrispodenza, decine di lettere scritte in impeti di altruistica rinuncia e imbarazzante indigenza, liriche dichiarazioni d’amore e ferventi invocazioni ad un perdono sempre accordato.
Come prova decisiva però, il destino ha voluto tramandare questa storia per mezzo delle loro abili mani di artisti, consegnandoci due preziose testimonianze, due validi romanzi in cui ognuno confessa la propria dolorosa verità.
“Il mondo saprà la mia storia: io la scriverò”, disse Alfred a George. Dopo un anno di dolore egli decise di scrivere e pubblicare La confessione di un figlio del secolo (1835), personale resoconto della vicenda. Ancor prima di Flaubert e Balzac, de Musset seppe dipingere con toni squisitamente allegorici tutti i mali della sua epoca e le inevitabili disastrose conseguenze sul piano sociale. Vuoti eredi di rivoluzioni e imprese imperiali, i giovani della sua generazione erano sospesi a mezz’aria tra un passato del quale sentivano ancora l’eco e un avvenire che tardava ad arrivare. In mezzo, un oceano “vago” e “fluttuante”. Alcuni, i più sensibili, si chiusero in sè stessi con le loro amarezze; gli altri, la maggior parte, si dedicarono a tempo pieno a inseguire facili piaceri e stordirsi con i vizi della vita materiale.
Era questa la malattia del suo secolo (ancor più attuale in quest’epoca), il vuoto. E Octave, il protagonista del romanzo, ne incarna, come de Musset, la tragica essenza: idealista precocemente disilluso dalla realtà. Ancor giovanissimo, infatti, egli conosce il terribile dolore del tradimento amoroso, la folle ombra che lo perseguiterà e ne divorerà l’anima fino ad avvelenare il suo amore con Brigitte (George Sand), candida e devota fanciulla di campagna.
In questo splendido romanzo, de Musset, spogliatosi del suo proverbiale orgoglio, interpella con coraggio e amarezza la propria coscienza e non esita ad ammettere pubblicamente tutte le sue colpe di fronte all’amante, che egli innalza a eroina e a vittima, come del resto anch’egli era, dei mali della sua epoca.
Solo molti anni dopo, quando anche il suo vecchio amico si era spento, arrivò l’amara risposta della scrittrice nel romanzo Lei e lui (1859). Nei suoi consueti toni eccessivamente descrittivi e prolissi, la Sand ripercorre con la memoria tutte le dolorose tappe dell’antica passione, dagli idilliaci inizi alla prima inquietante avvisaglia nelle foreste francesi, dove il poeta (nel romanzo il pittore Lorenzo de Fauvel) ebbe una delle sue terribili apparizioni del proprio spettro-alter ego. Rispetto all’estrosa e geniale opera di de Musset, Lei e lui appare sicuramente più monotono e controllato nello stile, guadagnandone, però, in obiettività e razionalità; qualità che il poeta rimpiazzava volentieri con incredibili voli di spirito e grandi lamenti. George, però, non fu così generosa come Alfred lo era stato con lei. Dalle pagine del suo romanzo egli ne esce debole e perdente, una triste figura un po’ folle e un po’ sadica, uno spirito volubile e incostante, disperatamente annegato nei propri vizi. Ovviamente, lei cercò in tutti i modo di salvarne il corpo e lo spirito, fallendo miseramente.
Fu proprio questo romanzo a dare il via alla battaglia cartacea che assunse in seguito i toni di una vera e propria guerra tra due fazioni: i “sandisti” e i “mussettisti”, impegnati a difendere o screditare i due artisti.
Ma cosa successe realmente tra loro e chi fu il colpevole, se veramente ve n’è stato uno, della fine dell’amore? Non esiste una risposta univoca e esaustiva a questi sciocchi quesiti, ma vi è una reale certezza: ambedue amarono molto, ambedue soffrirono terribilmente, lasciando su questa terra il ricordo immortale di un’amore che fu al contempo sublime e ardente, dolce e crudele, “insensato”, “disperato”, “senza fine”.

 
Parole e immagini...
Regia: Diane Kurys
Anno
: 1999
Paese
: Francia
Sceneggiatura: Diane kurys, Murray Head
Cast
: Benoit Magimel (Alfred de Musset), Juliette Binoche (George Sand), Stefano Dionisi (Pietro Pagello), Robin Renucci (François Buloz), Karin Viard (Marie Dorval), Isabelle Carré (Aimée D'Alton).

Gli amanti di Venezia
Alfred de Musset
I figli del secolo (Les enfants du siècle)