Parole e immagini...
“Non c’è fuoco né gelo tale da sfidare ciò che un uomo può accumulare nel proprio cuore”. È questa l’essenza ultima del grande “sogno americano”, il mito della seconda possibilità che ha abbagliato migliaia di sognatori e ambiziosi e nel corso dei secoli ha fatto dell’America il paese dell’oro, l’ultima meta dove riporre segrete speranze. Un mito destinato, però, a crollare miseramente sotto il peso di un benessere effimero che non ha nulla a che vedere con la vera ricchezza dell’anima. Questa l’inesorabile legge che Jay Gatsby impara a sue spese nel romanzo Il Grande Gatsby (1924) di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), uno dei più noti romanzieri americani. Gatsby è un personaggio come pochi altri nella letteratura, dotato di una forza e di una dignità straordinaria e incantevole. Venuto dal nulla, egli è un uomo che si è “fatto da sé”, le cui sfrenate ambizioni hanno ambiguamente germogliato in quell’America di gangster e finanzieri, di affari leciti e illeciti.
Nell’estate del 1922 egli, senza passato né futuro, abita da solo in una grande villa sull’elegante costa Est dove organizza grandiose feste per gente ricca e annoiata, apparendo e sfuggendo come un’ombra ai loro occhi. La sua figura assume i caratteri di un personaggio quasi leggendario: nessuno sa da dove venga o che genere di attività svolga, ma tutti gareggiano nel fornire la propria supposizione fantasiosa o inquietante a riguardo. Solo a Nick Carraway, suo vicino di casa e narratore del romanzo, è dato sapere chi sia realmente Jay Gatsby. Il suo sguardo scettico e realista illumina il protagonista di tutt’altra luce, una luce sommessa e malinconica, profondamente umana. Gatz, vero nome di Gatsby, è un uomo irrimediabilmente solo, perso nel suo folle sogno d’amore per Daisy, ricca e fatua fanciulla che lo respinse anni prima perché povero, preferendogli uno spietato rampollo dell’alta società.
Egli costruisce tutta la sua fortuna con l’unico fine di ritrovare e vivere il resto della vita con la sua amata; permette a chiunque di partecipare alle sue feste danzanti solo nella speranza di scorgere il suo viso tra la folla. E con quanto umile imbarazzo finalmente la rivede? Resosi ormai vulnerabile e in balia del crudele cinismo di quella gente dell’Est, egli diventa un ombra di se stesso, sacrificandosi fino alla fine per Daisy, egocentrica e indecisa ancora una volta. Il grande Gatsby finirà i suoi giorni nella sua piscina, vittima innocente di un destino fin troppo crudele, vittima dei suoi disperati sogni. Ma soprattutto egli morirà solo.
Attraverso la triste storia di quest’uomo forse troppo semplice, Fitzgerald offre un prezioso e malinconico affresco dei suoi tempi, di quella ruggente America anni ’20, un paese florido ma corroso e logorato da mille contraddizioni sociali e morali.
Cresciuto nelle immense e incontaminate praterie del Middle West, Gatsby è un uomo che ha saputo afferrare ciò che la sua epoca aveva da offrire; al contempo, però, egli è ai margini di quella intossicante società della quale fa da tempo parte.
Sebbene tenti goffamente di adattarsi alla vita frivola e noncurante della costa Est, la sua figura schiva e solitaria mantiene su tutto un enigmatico distacco, nessun argomento materiale sembra realmente sfiorare la sua anima, tutta protesa verso un sogno tanto innocente quanto crudelmente irrealizzabile.
Gatsby commuove nel suo folle e ostinato attaccamento ad un fragile passato che non può ripetersi se non nelle sue speranze: non ci sarà, infatti, più tempo né spazio per il suo amore, svanito nel breve attimo di un’estate di tanti anni prima.
Il suo personaggio si erge con forte e malinconica dignità sul suo tempo; ultimo e tragico eroe romantico, idealista inconsapevolmente destinato a scontrarsi con l’altra squallida faccia di quei “Golden Twenties”, fatta di vizi e ipocrisie, gli stessi che porteranno alla sua tragica e solitaria fine. Con lui s’infrange crudelmente nel nulla anche la parte più autentica del “sogno americano”, muore la speranza, muore l’amore. Di lì a qualche anno crollerà infine tutta un’epoca.
Francis Scott Fitzgerald
Regia: Jack Clayton
Anno: 1974
Paese: Usa
Sceneggiatura: Francis Ford Coppola
Cast: Robert Redford (jay Gatsby), Mia Farrow (Daisy Buchanan), Sam Waterston (Nick Carraway), Bruce Dern (Tom Buchanan), Karen Black (Myrtle Wilson), Lois Chiles (Jordan Backer).
"Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald
Il grande Gatsby (The Great Gatsby)