Il passato e Kamo
È ridicolo e sconcertante allo stesso tempo il fatto che una discriminante classificazione editoriale piazzi per partito preso dei libri in alcune sotto-categorie letterarie, come “letteratura per ragazzi”, oppure, ancora peggio, sotto la dicitura “ da sei a dieci anni”. Certamente la saga di Kamo (1996) è una più che valida lettura giovanile, ma è anche molto più di questo e Daniel Pennac, professore di letteratura in un liceo francese, ha voluto scrivere un libro magico, versatile, che si adatta e si modella perfettamente a tutte le età e a tutti i livelli di lettura.
Con sapiente ironia e piacevole leggerezza, ad ogni pagina prende vita una girandola di strani e affascinanti personaggi, tutti sospesi tra infanzia e maturità, passato e presente, mentre imperturbabile tra di essi resta Kamo. Visto interamente attraverso gli occhi ammirati del suo fedele compagno di classe, questo ragazzino schivo e di poche parole, vola di episodio in episodio tra fantastiche avventure ai limiti della realtà e prove di amicizia. Ma sotto i colori, i sorrisi e i problemi dei due compagni di classe, si agita un mondo ben più grande e complesso; una presenza discreta ma decisiva percorre e anima di una magica luce il cuore di ogni racconto, regalando alle pagine un sapore dolce e intimo.
Daniel Pennac (1944) è prima di tutto un professore che insegna ai ragazzi, e per i ragazzi ha sicuramente pensato Kamo. Come non dargli ragione? Sarebbe fantastico se i ragazzi imparassero ad apprezzare e comprendere l’importanza del nostro comune passato, e sicuramente alcuni lo fanno. Ma, in un tempo in cui tra le loro mani imperversano casi letterari di infima qualità artistica e di sconcertante scarsezza di contenuti, viene da chiedersi, ahimè, se il personaggio di Kamo non sia rimasto un po’ troppo indietro rispetto ai giovani di oggi, costretti magari a leggerlo perché adottato come testo scolastico, o peggio, sezionato come lettura antologia. E questo sarebbe davvero un peccato.
Daniel Pennac






Misterioso e sfuggente, Kamo conserva un forte e inspiegabile legame con un passato mai interamente svelato, un passato sempre presente nel quale cercare le risposte a ciò che capita nella vita, nel quale rifugiarsi e salvarsi in extremis. La potenza generatrice e la straordinaria forza di ciò che è stato e che non è più permeano tutto il libro di uno spirito romantico e sognante, e la giovane e silenziosa sensibilità di Kamo ne è sempre inebriata.
Storie di vecchie biciclette che segnano destini, di rivoluzionari russi e di amanti greche i cui nomi s’incontrano, personaggi di libri che rivivono e valicano i confini del tempo e della pagina, decisioni che cambiano il corso della Storia e delle vite dei singoli… Sempre, nel mondo di Kamo, le carte si mescolano, il tempo si dissolve e la storia, le origini, le radici più profonde si rianimano in una ricerca surreale e struggente della propria identità. Kamo insegna che il passato di ognuno e quello collettivo sono sempre dietro l’angolo ad aspettare, non li si può ignorare, anzi bisogna innamorarsene e lasciarsi guidare.
Mai troppo semplice o banale è la narrazione di Pennac nel corso dei tre episodi di cui è composto il libro, sempre sapientemente dosata tra fantastico, serio e leggero.

