

Ognuno di noi avrà sentito almeno una volta, per caso o volutamente, qualche melodia al pianoforte di Frédérick Chopin (1810-1849) uscire dalla radio o dalla televisione. Il nome di questo straordinario compositore di origine polacca ha viaggiato sino ai nostri giorni sulle ali leggere delle sue note che dovunque incontrano commozione e struggimento. Ma saranno proprio questi i sentimenti che il musicista avrà voluto tramandare attraverso le sue musiche? Chopin è ricordato come un musicista poco prolifico, intimista e “malato di malinconia”: un degno rappresentante della sua epoca di languidi romantici che tanto piacevano alle donne.
In realtà, in tutta la sua vita egli non fu neanche per un istante l’uomo patetico e sentimentale che si cerca di veder riflesso nelle sue melodie. Fu, anzi, malato di estrema riservatezza e pudicizia, sempre coerente e dignitoso. Lontano dalle funeste esaltazioni romantiche che investivano le strade della Parigi di Luigi Filippo, troviamo Chopin, diafano e sempre elegante che suona nel suo caldo appartamentino pieno di violette profumate. Egli passò discreto e umile nella sua epoca, rivoluzionando dal suo angolino i canoni della musica. Come ogni uomo egli amò; come ogni artista, però, i suoi amori furono senza fortuna. Le uniche passioni che bruciarono il suo debole cuore furono l’eterno amore per la perduta Polonia, terra triste e sempre oppressa, e il suo pianoforte, un ponte fra la terra e l’infinito.
Come nota lo scrittore francese André Gide (Note su Chopin, Firenze, Passigli, 1997), il musicista Chopin è tanto meno conosciuto quanto i suoi esecutori cercano di farlo conoscere. Se la musica di un compositore prende vita attraverso una giusta interpretazione, quella lasciataci da Chopin è stata sovente fraintesa e tradita nella sua essenza, proposta attraverso perfette e virtuose esecuzioni. Tuttavia mai musica fu più lontana dal virtuosismo come quella di Chopin.
Timoroso e schivo per natura, egli disdegnava le grandi sale da concerti, preferendo suonare da solo o per pochi intimi. Mentre i contemporanei Liszt o Schumann possedevano il pianoforte suonandolo con impeto, le bianche mani di Chopin ne accarezzavano i tasti, intrecciando con le note una raffinatissima ed elegante corrispondenza di suoni e immagini. Le sue sono melodie lievi, sussurrate a mezza voce, quasi mai irruente e ridondanti, preziosi incanti suonati con stupore e rapimento. Nella loro apparente trasognata leggerezza però, esse racchiudono tutto un mondo di gravità e di amarezza per un destino segnato dalla solitudine.
Si narra che egli amasse dare l’impressione d’improvvisare, di perdersi sul momento in quelle segrete armonie che sembravano sgorgargli dall’anima e formarsi progressivamente, invece che essere già scritte su un foglio. Così deve esser suonato Chopin, in modo che tutto il suo segreto turbamento arrivi intatto e rapisca i sensi di chi ascolta.La sua è una musica che tocca le corde più delicate e intime del cuore; una musica dalle forti basi classiche arricchita, però, da sfumature uniche e nuove, perfette nella loro armonia e musicalità. Ovunque era infatti noto il suo ostinato perfezionismo, la cura e la ricerca della nota magica, quella “nota azzurra” che trasformava i sentimenti più intimi in musica universale.
La fortuna di Chopin fu spesso paragonata a quella di Baudelaire, entrambi artisti difficilmente compresi, entrambi fraintesi e privati per lungo tempo di una corretta interpretazione. Come i versi di Baudelaire, le note segrete di Chopin sembrano giungere da lontano, da un mondo ormai perduto, per penetrare lente nel profondo dell’animo e lì stabilirsi per sempre come frammenti di verità al di sopra di ogni meschina quotidianità.


Le note sussurrate
Frédéric Chopin