Succede sempre così, le cose belle giungono per caso. Per caso un  giorno ci si trova a casa e si accende la radio ed ecco questo libro che, per mezzo di una voce, viene a bussare alla propria porta. Che belle sorprese, a volte. Questo è un libro intimo, un libro piccolissimo, brevissimo, che si vorrebbe portare ovunque perché si sente che in quelle poche pagine è racchiuso un tesoro, che solo pochi possono condividere. Si, ogni grande libro ci apre un mondo. Ci sono libri che urlano, che galoppano via, che, come onde, straripano oltre le pagine per andare a bagnare i quattro angoli del mondo, ridondanti di vita. Libri che senti di dover far conoscere, di cui devi parlare, che sono proiettati verso l’esterno.
Questo no. Lettere a un giovane poeta (1929) è un libro forte e umile, indispensabile ma nascosto, come il solido pilastro di una casa. Verso questo genere di libri si tende ad essere invece protettivi, in quanto si sente di dover salvaguardare un qualcosa di estremamente prezioso, vitale, intimo e modesto. Ma essenziale.

Nel 1903, Franz Kappus, giovane aspirante poeta a cui va stretta la carriera militare appena intrapresa, scrive una lettera con alcuni suoi versi a Rainer Maria Rilke (1875-1926), celebre poeta e scrittore ceco, chiedendogli consigli e critiche. Naturalmente Rilke fu lieto di rispondere. Inizia così un carteggio breve (dal 1904 al 1908), sincero, fatto di umili consigli e insegnamenti preziosi sull’ingrato “mestiere” del poeta che si tramutano, pagina dopo pagina, in un profondo e accorato richiamo ad ascoltarsi e ascoltare la voce del silenzio, da troppi e troppo spesso dimenticata . Dieci lettere, dieci lezioni di vita e d’arte che molto poco hanno a che fare con la critica e, anzi, vogliono apertamente rifuggire questo intento tanto inutile quanto poco naturale. Poiché le cose della vita sono infinite e ineffabili, sottili, mai univoche e difficilmente traducibili attraverso la parola che, seppur usata con maestria, non potrà mai cogliere le tante sfumature del sentire.
Dal profondo. Rilke non smette di ripeterlo. Domande, risposte, silenzi, urgenze, tutto nasce e si sviluppa nel profondo di ognuno e delle cose che ci circondano, tutto viene compreso nell’onesta e paziente marcia solitaria lungo le strade della vita.
In sobria e tacita comunione col resto dell’umanità, l’artista deve mescolarsi e adattarsi al comune e vile dovere; ma col cuore egli già assapora l’ora più segreta, quell’ora infinita tutta per sé, prezioso nutrimento dell’animo. A volte, però, essa sembra divenire un grave fardello ed il suo insostenibile silenzio è difficile da sopportare. Nelle sue pagine Rilke ricorda al giovane e all’umanità intera che bisogna invece imparare a saper accarezzare la solitudine, farne un rifugio sicuro contro la facilità di tutte le convenzioni, proteggerla ad ogni costo e preservarne il mistero che prelude sempre ad una evoluzione. E quando se ne incrocia un’altra, devono inchinarsi l’una di fronte all’altra e viaggiare insieme, mai estinguersi.
Tutto ciò che circonda la vita non è altro che misteriosa solitudine; vi è un segreto armonioso e impalpabile che aleggia nello spazio e nel tempo e di cui ogni cosa parla. Il vento, i fiori, le esangui rovine di una vecchia città, i grandi spazi desolati, il passato, il presente, tutto si compenetra e si va ad unire in un eterno coro a qualcosa di più grande, di infinito e inafferrabile.
Profondo e a tratti incredibilmente lungimirante, Rilke, anch’egli molto giovane (aveva 27 anni quando scrisse la prima lettera), in queste poche pagine concede al suo amico lontano e a tutti noi posteri un regalo impareggiabile, schiudendo le porte di un mondo sconosciuto ai più, un mondo arcaico e immutabile che pulsa sotto queste ceneri del tempo moderno.

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Rainer Maria Rilke
"Lettere a un giovane poeta" di Rainer Maria Rilke