Dopo mesi di attesa sulla mia mensola in compagnia di molti altri volumi, mi decisi a sfilarlo. Sapevo che non mi avrebbe deluso. Questo anonimo libro consunto e odoroso di vecchio si intitola Moulin Rouge e in quattrocentoventiquattro pagine è capace di prender vita autonoma e trascinare l’ammaliato lettore nel mondo senza tempo delle sue pagine. Tutti i buoni libri hanno, in fondo, questa incredibile capacità, ma ce ne sono alcuni che svelano quest’occulto potere sin dalle prime esaltanti righe.
    Moulin Rouge è la storia di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901), famoso pittore vissuto nella Parigi di fine ‘800. Pierre La Mure, l’autore, ne traccia una preziosa biografia romanzata,  illuminante sotto ogni aspetto, in particolar modo sotto il profilo umano.
Ogni artista è, infatti, ciò che crea, come profondamente vero è che le sue opere sono il riflesso più puro ed esaustivo della sua persona. Il miglior modo per comprendere a fondo qualsiasi creazione artistica è indagare su ciò che si cela dentro l’animo di colui che ha creato. Si svelano così anime disperate, oppresse da segrete tensioni nel loro avido desiderio di perdersi per sempre nell’assoluto, frustrato ogni volta dal meschino attaccamento alle leggi terrene, miserevoli gabbie delo spirito.
    Toulouse-Lautrec era davvero un artista di genio, compreso per tempo e degnamente celebrato dal pubblico riconoscimento, che culminò nell’esposizione al Louvre dei suoi lavori poco dopo la sua morte. Ma Henri era stato anche un bambino molto sfortunato, costretto a letto per anni e afflitto per tutta la vita da una deformità alle gambe che lo rese nano. Discendente da una nobile e antica famiglia francese, Henri aveva un’indole gentile e estremamente generosa e la sua fervente immaginazione mai gli aveva negato ore liete e porti sicuri su cui far leva nei momenti di dolore.  Guidato da gloriosi sogni artistici giunse a Parigi e si stabilì giovanissimo nel sordido quartiere di Montmartre, ritrovo della società bohémienne di fine secolo. Lontani dai lussuosi salotti alto-borghesi del centro della città, nei chiassosi cafès, studi e atelièrs di Montmartre si annidavano le vecche e le nuove generazioni di artisti francesi. Degas, Pisarro, Seurat, Van Gogh, Gauguin, Cézanne e altre centinaia di anonimi e talentuosi aspiranti pittori della gaia parigi si ritrovavano la sera nelle decine di pittoreschi locali notturni popolati da avventurieri e donnine di dubbia moralità. È questo il quartiere dove Henri aveva scelto di vivere. Stordendosi nella disperata voglia di vivere di Montmartre, egli dimenticava gli insopportabili dolori alle gambe, dimenticava il suo grottesco aspetto che gli precludeva sul nascere ogni possibile legame amoroso.



Henri, infatti, era soprattutto un uomo dei più sensibili, desideroso per tutta la vita dell’unica cosa che non riuscì mai ad ottenere: l’amore di una donna. Con estrema delicatezza e sensibilità, La Mure traccia (sebbene qua e là con toni un po’ patetici) un complesso e commovente profilo dell’uomo-Lautrec, di quello spirito assetato di affetto, illuso ogni volta che il suo buon carattere vinca sul suo aspetto agli occhi di una donna, ogni volta sconfitto e amareggiato dalla dura realtà. Fu infatti questa realtà, mai accettata del tutto, che egli volle immortalare nei suoi dipinti. Lautrec comprese anzitempo che solo la realtà, nella sua brutale crudeltà, celava in sé i riflessi della vera arte. Bisognava, però, saperla guardare con altri occhi, con occhi curiosi e mai stanchi, bisognava conoscerla a fondo per cogliere tutte le sue più sottili sfumature. Per anni la vita di Toulouse-Lautrec fu una girandola senza sosta fra locali notturni di can-can, tra i quali troneggiava il Moulin Rouge, squallidi postriboli e cordiali prostitute. Egli divenne presto famoso come l’artista delle strade, dei bassifondi, dei manifesti scandalosi per il Moulin Rouge e amico delle vedette di varietà. Henri fu un uomo dei suoi tempi, fu apprezzato e compatito, sempre benvoluto e a proprio agio nei salotti importanti come nei bassifondi di Parigi. La gloria, infatti, fu l’unica ingombrante compagna della sua vita. Egli non fu mai amato da donna all’infuori della madre Adèle, sempre caritatevole e premurosa fino alla fine prematura dell’artista, stroncato dagli eccessi dell’alcool nel quale si rifugiò come ultima consolazione ad una vita mai pienamente vissuta.
Moulin Rouge è un  nostalgico e commovente affresco della grande Parigi di un tempo, quella disperata metropoli in cui confluivano sogni e drammi di milioni di persone di cui oggi riecheggia nell’aria l’eco sbiadito e senza vita. La cosa più sorprendente è che, benchè siano passati più di cento anni, in realtà nulla è cambiato. Gli stessi dolori, le stesse speranze e malinconie, la stessa ricerca di mutua comprensione animano ancora oggi le vite della gente. E su di esse incombe la medesima minaccia di un inevitabile futuro di decadenza fisica e morale, proprio come accadde al famoso locale notturno di Montmartre.
Ma Moulin Rouge è soprattutto un vivido omaggio ad un uomo e a un grande artista, che seppe vivere con estrema dignità le sue tragedie personali e seppe fare come pochi altri dell’arte un modo di vivere.
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Parole e immagini...
 
Henri de Toulouse-Lautrec
Regia: Roger Planchon
Anno: 1998
Paese
: Francia/Spagna
Sceneggiatura: Roger Planchon
Cast: Régis Royer (Toulouse-Lautrec), Elsa Zylberstein (Suzanne Valadonne), Anémone (contessa Adèle de Toulouse-Lautrec), Hélène Babu (la Goulue), Claude Rich (conte Alphonse de Toulouse-Lautrec).
"Moulin Rouge" di Pierre La Mure

Regia: John Huston
Anno
: 1952
Paese: Gran bretagna
Sceneggiatura
: John Huston
Cast
: José Ferrer (Toulouse-Lautrec), Zsa Zsa Gabor (jane Avril), Suzanne Flon (Myriamme Hayam), Katherine Kath (La Goulue), Muriel Smith (Aisha), Claude Nollier (Contessa di Toulouse-Lautrec), Mary Clare (Mme Louet).
Moulin Rouge
Toulouse Lautrec (Lautrec)
Al Moulin Rouge, 1892
Amiche, 1895
Donna che indossa il corsetto, 1896