Oscar Wilde…
Un nome che risuona poderoso nei quattro angoli del mondo, un’opera meravigliosa e geniale che ognuno avrà certamente se non letto, almeno scorto da qualche parte. Di Oscar Wilde (1854-1900) è pieno il mondo. Una vita scintillante e chiassosa, trascorsa nei posti migliori, con la gente migliore, afferrando il meglio che il suo tempo offriva. Nulla si fece mancare al mondo questo fiero gigante dallo sguardo orgoglioso e malinconico che si beava del suo successo e assaporava con voracità solo i frutti più maturi del giardino, quelli più dolci, cullati dal sole e dalla brezza leggera. Egli aveva avuto sempre cura di rifuggire e voltare lo sguardo quando intravedeva l’altra parte del giardino, quella oscura, nascosta dall’ombra. Oscar derideva il Dolore perché ne era terrorizzato.

Ma la vita è beffarda, si prende gioco degli uomini e delle loro paure, si diverte a ingannarli per poi rivelarsi in tutta la sua crudeltà quando meno s’aspettano una tale sorpresa. Un giorno Oscar Wilde imboccò, senza accorgersene, la strada principale del Dolore. Un incontro, due caratteri opposti, una crudele tirannia subìta per amore e per benevolenza e ben presto il poeta divenne l’inetto e debole protagonista delle sue commedie. La meschinità e la volgarità entrarono prepotentemente nelle sue eleganti stanze, e la sua vita assunse i contorni di una patetica tragedia. Certe volte il più debole trionfa sul più forte, avvincendolo a sé con i solidi nodi della pietà e dell’illusione e trascinandolo in un vortice di cattive abitudini e di umiliazioni che il più forte subisce suo malgrado, sopraffatto dalla sua natura sciaguratamente gentile.
 
Il resto è storia: delle minacce, una querela, un processo, un’accusa rivoltante e infamante, la bancarotta, la perdita di ogni bene materiale e, infine, la perdita del supremo bene, la libertà.
Nessuno poteva togliergli, però, l’unico, il solo bene che tiene in vita un uomo: la facoltà di pensare.
Egli ebbe davanti a sé due lunghi e spaventosi anni per pensare e per imparare a conoscere l’ultimo fedele compagno della sua vita: il Dolore. Per la prima volta solo e disperato, Oscar trovò la forza di guardare in faccia la triste realtà e lasciarci l’ultima, la più intima e sofferta prova del suo pensiero, amareggiato e fiaccato dalla prigionia.
Inedita fino al 1962, De Profundis (1897) è una lunga epistola scritta al suo giovane amante Bosie (Lord Alfred Douglas), principale artefice della sua rovina. Ancora fiero e orgoglioso del suo genio, il poeta si rimprovera duramente per aver permesso al vizio peggiore, la superficialità, di dominare e tiranneggiare così a lungo sul suo talento, ricordando all’amante le gravi colpe di cui si macchiò durante la travagliata amicizia che li travolse fino al baratro.
Egli “era fatto per altre cose”, e lo sapeva. Ma lo scoprirà proprio lì, in quell’angusta cella di carcere, tra i reietti della società, la stessa ipocrita società che l’innalzò a profeta e lo gettò nel fango poco dopo. Spezzatesi le ali e caduta l’elegante maschera che soleva indossare, il vero uomo vibra in queste splendide pagine scritte con le lacrime e il sangue, consacrate interamente al Dolore e alla Speranza di una nuova vita. Quando si osserva il mondo che si era posseduto attraverso un quadrato di sbarre è facile cadere nella più cupa disperazione e abbandonare il cuore in balìa dell’Odio incondizionato…Ma no, con fermezza ed estrema delicatezza l’animo di Oscar Wilde s’innalza da questo oceano oscuro e sovrasta ogni cosa terrena guidato da un’Amore supremo, un sentimento nuovo di pietà in grado lenire le sofferenze e di cambiare ancora tutto nella vita, tramutando le sciagure in ricchezze inestimabili.
Un fiore delicato, nato da quell’ombra tanto temuta, che Wilde custodirà gelosamente nel cuore fino alla fine dei giorni e che è la prova finale della sua grandezza morale.
Forte, profondo, lucido, illuminato da suggestioni mistiche e panteistiche e arricchito da argute citazioni letterarie, De Profundis è l’ultimo, intenso capitolo della triste parabola di un mito, il lamento di un cigno morente che però sa risorgere fiero e luminoso dalle sue ceneri, intuendo la lezione più importante che la vita può insegnare: l’umiltà.
Oscar Wilde morirà solo tre anni dopo la sua scarcerazione, in un modesto alberghetto di Parigi.



 
 
Oscar Wilde e Alfred Douglas
Oscar Wilde
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Parole e immagini
Wilde



Regia: Brian Gilbert
Anno: 1997
Paese:Usa/Germania/Gran Bretagna/Giappone
Sceneggiatura: Julian Mitchell
Cast: Stephen Fry (Oscar Wilde), Jude Law (Alfred Douglas), Jennifer Ehle (Constance Lloyd Wilde), Michael Sheen (Robbie Ross).
L'ultimo compagno di Oscar Wilde